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Cos’è il retour: alcune best practice degli interpreti di conferenza
Tra le competenze specialistiche richieste agli interpreti di conferenza ce n’è una particolarmente delicata ed è nota come retour: una modalità di lavoro tanto diffusa quanto poco conosciuta tra i non addetti ai lavori, pur risultando fondamentale – in alcuni contesti – per garantire una comunicazione efficace tra interlocutori di lingue diverse. Un discorso che vale in particolare per gli eventi multilingue.
Ma quando viene utilizzato il retour? E quali vantaggi offre durante l’organizzazione degli eventi internazionali? Quali sono gli accorgimenti necessari affinché gli interpreti di conferenza possano assicurare un servizio di qualità? Vediamolo più nel dettaglio.
Cos’è il retour nell’interpretazione di conferenza
La Commissione Europea definisce il retour in un modo molto concreto: indica quella interpretazione che “si effettua dalla propria lingua madre in una delle lingue passive”.
Questa definizione, a una prima lettura, può risultare poco intuitiva. In termini pratici, il retour consiste nell’interpretare dalla propria lingua A, la lingua madre, verso una lingua B, ossia una lingua straniera appresa in un secondo tempo, anche se padroneggiata a un livello paragonabile (per quanto possibile) a quello di un madrelingua.
Consiste dunque nell’interpretare dalla propria lingua madre verso una lingua straniera padroneggiata a livello professionale–
Si tratta di una pratica che richiede spiccate competenze linguistiche, terminologiche e tecniche. Non tutti gli interpreti la esercitano e, quando avviene, ciò è frutto di un solido percorso formativo e di un costante allenamento.
Lingua attiva, lingua passiva, relais
A questo punto viene naturale domandarsi cosa rende una lingua passiva e una attiva. Per spiegarci nel modo migliore possibile prendiamo in prestito le definizioni della Commissione Europea:
- “lingua attiva: la lingua in cui l’interprete interpreta”;
- “lingua passiva: la lingua da cui l’interprete interpreta”.
È importante non confondere il retour con il relais. Questo perché sebbene entrambe siano tecniche utilizzate nell’interpretazione di conferenza, rispondono a esigenze differenti.
A differenza del retour, nel relais è previsto l’uso di una lingua ponte, non a caso è denominato anche interpretazione indiretta.
Nella pratica, il relais viene impiegato quando non è disponibile un interprete che lavori direttamente tra due lingue. Pertanto, padroneggiare il retour non esclude una competenza con il relais: sono cose diverse.
Quando il retour rappresenta un vantaggio
Il retour viene utilizzato in funzione delle caratteristiche dell’evento, delle combinazioni linguistiche richieste e delle esigenze organizzative. Ci sono, tuttavia, contesti in cui questa tecnica rappresenta un valore aggiunto, ecco quali:
- negli eventi internazionali, dove è richiesta una gestione flessibile delle diverse combinazioni linguistiche;
- quando sono coinvolte lingue meno diffuse, come le lingue rare, per le quali non è sempre possibile reperire interpreti madrelingua;
- nell’interpretazione da remoto, complice la necessità di creare équipe di interpreti e traduttori che operano anche a distanza;
- negli eventi più complessi, perché permette di organizzare il servizio di interpretazione in modo più efficiente, ottimizzando risorse e combinazioni linguistiche.
Le best practice degli interpreti di conferenza
Il retour richiede un livello di preparazione particolarmente elevato. Per garantire un servizio preciso, naturale e coerente con il messaggio dell’oratore, gli interpreti di conferenza seguono alcune buone pratiche consolidate. Vediamo quelle più rilevanti:
- padronanza della lingua B, che deve essere utilizzata con spontaneità e sicurezza, senza limitarsi a una conoscenza esclusivamente grammaticale o comunque tecnica;
- preparazione della terminologia, attraverso lo studio preventivo del settore, dei relatori e degli argomenti che saranno affrontati;
- cura della dizione e della naturalezza espressiva, così da restituire un discorso fluido ed evitare calchi lessicali e sintattici derivanti dalla lingua madre;
- aggiornamento professionale continuo, conseguito mediante formazione, esercizio pratico e confronto con altri interpreti, per mantenere elevati gli standard qualitativi richiesti dalla professione.
L’importanza di affidarsi a interpreti di conferenza qualificati
Il retour è una tecnica che richiede esperienza, preparazione e una valutazione attenta delle combinazioni linguistiche più adatte al singolo evento.
Per questo è fondamentale affidarsi a interpreti di conferenza qualificati, in grado di individuare la soluzione interpretativa più efficace e di lavorare all’interno di équipe strutturate e su misura.
AMI – Associazione Milano Interpreti riunisce al suo interno soltanto interpreti di conferenza che fanno parte di AIIC: l’organizzazione di riferimento per tale categoria a livello mondiale.
L’appartenenza ad AIIC presuppone il rispetto di rigorosi requisiti di ammissione, un costante aggiornamento professionale e l’adesione a un codice deontologico condiviso a livello internazionale.
Per chi organizza un evento, ciò si traduce nella possibilità di affidarsi a professionisti altamente qualificati, in grado di operare anche nei contesti più complessi e creare le condizioni reali per una comunicazione efficace: qualcosa di tutt’altro che scontato quando si parla di retour.
Cerchi un interprete di conferenza per un congresso, un evento aziendale o un incontro istituzionale? Contatta AMI al numero 02 86 45 04 62 oppure scrivi all’e-mail ami@milanointerpreti.net per ricevere una consulenza personalizzata.
credit: magnific.com
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