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Intelligenza artificiale e interpretazione: riflessioni di inizio 2026
Questo articolo sull’intelligenza artificiale e il suo impatto sulla professione di interpreti e traduttori è stato redatto con il preziosissimo contributo di Michelangelo (Mike) Andolfo: ha dunque come fulcro e punto di partenza alcune sue riflessioni.
Mike Andolfo è un interprete di conferenza e socio AMI con un’esperienza pluridecennale. Bilingue (inglese e italiano), dal 1981 al 2018 è stato docente di ruolo di Interpretazione consecutiva e simultanea presso l’ISIT (Istituto Superiore Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli), lavorando di pari passo per moltissime organizzazioni e per consulenti e leader di livello mondiale in molteplici settori. Mike Andolfo è anche counselor, formatore e divulgatore.
Certamente la rivoluzione dell’intelligenza artificiale è il fenomeno più dirompente che abbiamo mai visto nel corso della nostra vita.
Come affermato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, “rappresenta uno dei principali ambiti di interesse della comunità scientifica informatica”, interessando trasversalmente tutti gli ambiti della società e dell’economia.
L’argomento è talmente vasto e complesso che non può essere affrontato limitandosi ai mestieri della traduzione scritta e dell’interpretazione: ecco perché non potevamo che iniziare il nuovo anno se non partendo proprio con questa tematica.
Breve nota sulle origini dell’intelligenza artificiale
Le origini dell’intelligenza artificiale risalgono agli anni Cinquanta e in particolare al lavoro di Alan Turing, uno dei padri dell’informatica contemporanea, artefice della cosiddetta “macchina di Turing”, oltre che dell’omonimo test ideato nel 1936. È in questo contesto che l’IA è diventata, in un’epoca non sospetta, oggetto di studio e interesse.
Ad affermarsi negli ultimi anni è stata quella meglio nota come intelligenza artificiale debole o IA Debole. Si tratta di un paradigma che vede al centro l’adozione di macchine capaci di codificare funzioni ad alta complessità, senza fare ricorso all’intelligenza umana.
La prima IA Debole risale al 1982 e si inserisce nella configurazione dei computer; ha fatto da prodromo all’AI generativa, quella dei large language models come ChatGPT o Gemini. Un fenomeno di portata talmente rivoluzionaria da fare da spartiacque in tutti gli ambiti della vita delle persone.
Per le figure come interpreti e traduttori, e in particolare i professionisti più a contatto con le aziende, quali gli interpreti per le imprese, la sfida non è quindi “ignorare il cambiamento” ma affrontarlo con consapevolezza.
Intelligenza artificiale, interpretazione e traduzione oggi
Per quanto riguarda la traduzione scritta, i large language models, con i loro algoritmi, hanno compiuto un salto di qualità tale rispetto a tutti i precedenti sistemi di traduzione o di traduzione assistita, da produrre un effetto paragonabile a quello che l’avvento del word processing ebbe sulla figura della dattilografa. Il cambiamento è già in atto ed è sotto gli occhi di tutti.
Per quanto riguarda l’interpretazione, invece, la distanza temporale si è ormai molto ridotta, se consideriamo la rapidità con cui procede il machine learning.
Per gli interpreti, l’unica “consolazione” è pensare, forse in modo ingenuo, che l’ostacolo maggiore sia rappresentato non tanto dalla traduzione in sé, quanto dalla necessità di “formare” chi parla a esprimersi in modo intelligibile. Non si tratta soltanto di una correttezza grammaticale o sintattica, che spesso è un’utopia, ma soprattutto di una chiarezza dell’eloquio dal punto di vista della prosodia e degli elementi paralinguistici.
Quanti relatori, per esempio, si esprimono oggi in inglese con accenti non nativi spesso scarsamente intelligibili, utilizzando quello che comunemente viene definito globish, e finiscono per alterare la pronuncia e la prosodia fino a rendere la lingua parlata qualcosa che ha ben poco a che vedere con un inglese ortodosso?
Questo tipo di eloquio aumenta in modo significativo il carico cognitivo per l’ascoltatore e, a maggior ragione, per l’interprete, compromettendo la comprensione del messaggio e l’efficacia complessiva dell’esposizione orale.
Attualmente questo rappresenta, secondo Mike Andolfo, un problema serio anche per l’IA, testimoniato dagli strafalcioni commessi quando riproduce trascrizioni di discorsi in streaming. Ostacoli che presumibilmente col tempo saranno superati dall’intelligenza artificiale.
Domande aperte per il futuro di interpreti e traduttori (e non solo)
Al di là dell’impatto sulla professione di interpreti e traduttori, e su tutte le altre professioni e mestieri, l’IA sta avendo già effetti ancora più importanti su aspetti propriamente umani, legati al nostro modo di vivere, di apprendere e di crescere.
Come tutte le “estensioni” create dall’uomo, dalla ruota in poi, ogni strumento è in sé neutro e privo di una valenza etica intrinseca: tutto dipende dall’uso che se ne fa. Un coltello, per esempio, può servire a tagliare il pane oppure a ferire, fino a togliere la vita. Con l’intelligenza artificiale accade qualcosa di analogo, anche se su una scala infinitamente più ampia.
Dove ci porterà l’IA? È impossibile saperlo oggi, anche perché siamo soltanto agli albori della sua evoluzione. Possiamo però fare ipotesi, riflettere e speculare sugli impatti in diversi ambiti della vita.
Tra le domande da porsi Mike Andolfo cita in particolare le seguenti: quali possono essere le implicazioni di quanto ruota attorno all’intelligenza artificiale nel lungo periodo? Che effetto avrà, sullo sviluppo psichico ed emotivo, dell’individuo? Quali conseguenze potrà avere sulla componente relazionale?
Sono domande aperte, alle quali oggi non possiamo dare risposte definitive, ma che risulta fondamentale iniziare a porsi fin da ora, da parte di interpreti e traduttori e non solo, se vogliamo accompagnare questa trasformazione con un minimo di consapevolezza e responsabilità.
Un aspetto che è necessario per fare un uso ottimale di quello che è uno strumento, ricalcando la via di innovazione già tracciata da Turing.
Percepire l’IA come un asset a sé rispetto all’interpretazione e alla traduzione appare del resto un’utopia, un po’ come voler parlare di un certo ramo dell’economia senza considerare il quadro generale nel suo complesso.
Ti piacerebbe confrontarti con gli interpreti e traduttori di AMI in merito a un uso “intelligente” delle tecnologie di intelligenza artificiale nella professione? Contattaci al numero 02 86 45 04 62 o alla mail ami@milanointerpreti.net per scoprire cosa possiamo fare per te.
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