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Il mestiere dell’interprete come artigiano delle parole

Questo articolo è stato redatto con il preziosissimo contributo di Michelangelo (Mike) Andolfo, che ringraziamo per aver messo a disposizione la sua esperienza e le sue riflessioni.

Interprete di conferenza e socio AMI con un’esperienza pluridecennale, bilingue (inglese e italiano), dal 1981 al 2018 Mike Andolfo è stato docente di ruolo di Interpretazione consecutiva e simultanea presso l’ISIT (Istituto Superiore Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli), lavorando di pari passo per moltissime organizzazioni, consulenti e leader di livello mondiale in molteplici settori. Mike Andolfo è anche counselor, formatore e divulgatore.

L’attività dell’interprete viene spesso intesa in modo riduttivo, come un semplice trasferimento di significato da una lingua all’altra: come pura padronanza della sola terminologia.

In realtà, nel suo senso più ampio e autentico, interpretare significa rendere comprensibile un significato, far emergere e trasmettere ciò che si cela dietro le parole o, più in generale, dietro le forme espressive.

Questo processo rispecchia da vicino la natura stessa dell’interpretazione linguistica: richiede ascolto attento, sensibilità culturale e la capacità di trasmettere ciò che va oltre il livello letterale. Il risultato è, non di rado nella professione dell’interprete di conferenza, una mediazione tra lingue e culture diverse, tra l’espressione creativa dell’artista e la comprensione dell’ascoltatore.

È in questo contesto ー che va “oltre l’interpretazione” ー che l’interprete è prima di tutto un artigiano delle parole. Vediamo perché.

Cosa si intende per interpretazione? Il significato più autentico del termine

Mike Andolfo non ha dubbi: il termine “interpretazione” non dovrebbe essere confinato esclusivamente all’ambito linguistico. In quanto divulgatore, propone in merito un esempio concreto di cosa intende, affermando quanto segue:

“un musicista interpreta una partitura, un critico interpreta un testo, e nei miei podcast io interpreto musica e parole, traducendone in linguaggio verbale la risonanza emotiva, culturale e simbolica.”

Si tratta, in definitiva, di un esercizio creativo che, pur collocandosi in una dimensione artistica, si fonda su delle competenze ben definite e comuni ad “altre interpretazioni” come quelle sopra citate: ascolto profondo, comprensione sfumata e capacità di comunicare il significato in modo fedele, ma al tempo stesso vivo e ispirato.

Interpretare, dunque, non significa limitarsi a trasporre, ma assumersi la responsabilità di rendere accessibile un senso. Che si tratti di un discorso, di un testo o di un album musicale, il lavoro dell’interprete resta lo stesso: ascoltare in profondità, comprendere ciò che è detto e ciò che resta implicito, e restituirlo in una forma che possa essere accolta e compresa da chi ascolta.

L’interprete di conferenza come artigiano delle parole

Secondo Mike Andolfo l’interprete è, a tutti gli effetti, un artigiano della lingua, anche se lui preferisce, a essere precisi, l’espressione di “artigiano dell’uso del linguaggio”.

Andolfo distingue volutamente il termine mestiere da quello di professione, parlando del lavoro dell’interprete, per sottolinearne la dimensione più autentica che la parola mestiere porta con sé. Un significato nobile, legato al sapere pratico, all’esperienza, alla manualità intellettuale e alla responsabilità individuale.

Interpretare significa cogliere il senso profondo e il significato di un messaggio e trasmetterlo senza togliere né aggiungere nulla ai contenuti, ma trasformandone la struttura sintattica in modo creativo, in funzione della lingua di arrivo.

È un lavoro di riscrittura istantanea che mira a rendere il messaggio naturale, autentico, “vivo”, liberandolo da quella che Andolfo definisce la “puzza della traduzione”: quell’artificialità che tradisce l’interferenza della lingua di partenza e che ostacola la ricezione del messaggio.

Un’operazione che implica inevitabilmente anche la resa delle emozioni, dei toni, dei registri e di tutti quegli elementi paralinguistici che accompagnano la parola: il ritmo, l’intenzione comunicativa, l’ironia, la tensione emotiva, le pause. Non si tratta quindi di una semplice trasposizione linguistica, ma di una vera e propria mediazione comunicativa.

La dimensione artigianale nel lavoro dell’interprete di conferenza

La dimensione artigianale del mestiere dell’interprete risulta particolarmente centrale in alcuni contesti particolari: quelli della formazione, dei convegni e degli incontri motivazionali.

Ambiti in cui Mike Andolfo ha lavorato per decenni come interprete di conferenza e docente. Evidenzia, alla luce della sua esperienza, quanto segue:

“In queste situazioni mi veniva spesso richiesto in modo esplicito di emulare la carica emotiva del relatore, di restituirne l’energia, il coinvolgimento, la forza persuasiva. Al contrario, venivano contestati quegli interpreti che si esprimevano con quella che veniva definita la cantilena dell’interprete: un tono piatto, monotono, standardizzato, che appiattisce il messaggio e ne indebolisce l’impatto.”

Aggiunge Andolfo, a conferma delle tante sfaccettature che caratterizzano il lavoro di interpreti e traduttori:

“Questo stesso requisito, tuttavia, diventa spesso inappropriato, e non è affatto richiesto, in contesti formali, tecnici o istituzionali. In questi ambiti è necessario adottare un eloquio controllato, formale, il più possibile asettico e depurato da influssi emotivi, enfasi o personalizzazioni. Qui l’artigianato dell’interprete si esprime in modo diverso: nella precisione terminologica, nella coerenza concettuale, nella chiarezza espositiva e nel rispetto rigoroso del registro richiesto. Anche questa è una forma di maestria, che richiede consapevolezza, disciplina e la capacità di modulare il proprio intervento in funzione del contesto comunicativo.”

L’interprete-artigiano non applica mai una formula unica, ma adatta costantemente il proprio lavoro, come farebbe un artigiano esperto, scegliendo strumenti, tecniche e finiture diverse a seconda dell’opera da realizzare e dell’ambiente in cui essa deve essere fruita.

L’approccio (artigianale) degli interpreti e traduttori di AMI

Il lavoro dei soci AMI si caratterizza per un approccio che è sempre artigianale, questo già a partire dal preventivo.

Gli interpreti di AMI, tutti membri dell’Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza (AIIC), sono in grado di costituire équipe su misura anche per le combinazioni linguistiche meno diffuse, come quelle che vedono al centro le lingue rare. Questo grazie a una dimensione associativa che favorisce una collaborazione strutturata tra professionisti: un elemento essenziale per eventi complessi che richiedono il coordinamento di più interpreti su lingue e specializzazioni diverse.

È del resto questa capacità di lavorare in squadra, unita alla padronanza artigianale del mestiere, il valore aggiunto che distingue AMI nel panorama dell’interpretazione professionale.

Vuoi scoprire come gli interpreti e traduttori di AMI possono supportare i tuoi eventi con un approccio artigianale e professionale? Contattaci al numero 02 86 45 04 62 o alla mail ami@milanointerpreti.net

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